sabato 31 marzo 2012

SVEZIA – primi giorni

Nevicata a Lilla Sunnersta, edificio dove si trova il mio appartamento - Marvin Duca 

Eccoci di nuovo qui. Il risveglio è stato tranquillo e fuori dalla finestra cadeva qualcosa di molto familiare e invernale, nevicava! 30 Marzo 2012, temperatura di 1°C cadono, seppur misti a pioggia, fiocchi di neve. Sensazione bellissima. 

Devo dire che il clima per ora è veramente assurdo. In pochi minuti il tempo cambia totalmente. Ieri ad esempio c’era un bellissimo sole mattutino ma dopo 10 minuti ha fatto spazio alla pioggia. Ha smesso e ha iniziato a nevicare per poi uscire il sole, contemporaneamente. Poco tempo dopo ha iniziato a nevicare per qualche minuto per poi smettere e iniziare a grandinare. Un susseguirsi di tutti gli eventi atmosferici possibili, senza parlare del vento che soffiava abbastanza velocemente.
Stamattina invece, 31 Marzo, ulteriore nevicata ma stavolta più seria. Mentre quella di ieri non si attaccava questa sta ricoprendo tutta l’area dello studentato di una coltre di neve di 1 cm, per ora. E’ in atto una vera e propria tormentina di neve. La temperatura si aggira attorno ai 0°C. 

Nevicata, stradina che porta alla fermata del bus - Marvin Duca 

Ieri sono tornato in centro per continuare a fare qualche spesa necessaria, tra le quali una bicicletta e una chiavetta internet. Grazie all’aiuto della stessa signora che mi ha aiutato durante il mio arrivo ho trovato un biciclettaio che me ne ha venduta una in buone condizioni. Per quanto riguarda internet ho optato per la 3. Ecco che finalmente posso usare internet senza spendere cifre esagerate come ho fatto il primo giorno utilizzando il mio cellulare. 


Gottsunda Centrum - Marvin Duca 

Verso sera, sentendo che c’era un supermercato economico vicino a casa mia, ho raggiunto il Gottsunda Centrum dove al Lidl ho fatto la mia spesona. La strada per arrivare al centro commerciale così come quella per arrivare in centro sembra adatta per perdersi in continuazione, tra ieri e oggi infatti mi sarò perso un bel po’ di volte. La cosa devo dire che non  mi ha dispiaciuto più di tanto in quanto sono finito in dei posti veramente affascinanti, in mezzo al bosco tra alberi e ruscelli. Dalla strada principale in pochi secondi ti puoi ritrovare sommerso dal bosco pensando di essere lontano anni luce da un centro abitato ma subito dopo, appena ripieghi un attimo verso la strada, eccola che riappare. I sentieri tra i boschi continuano poi fino in centro e fino alla mia Università che dista 5,6 Km. 

Sentiero verso il Gottsunda Centrum - Marvin Duca  

La gente lungo queste strade usa fare jogging, correre e andare in bicicletta. Penso proprio che lo farò pure io, è un ambiente che ti invoglia ad uscire. Oggi poi, sotto la neve, potrebbe anche essere suggestivo.

Leggendo un po’ in giro ho scoperto che nel mio studentato esiste una “Community Room” dove posso trovare un tavolo da ping pong. Ho fatto la conoscenza di un ragazzo di Singapore, navigando nella pagina di facebook di Lilla, con il quale dovrei fare 2 palleggi. Oggi credo si andrà in piscina a nuotare, sempre nello stesso centro commerciale dove c’è il Lidl, il Gottsunda Centrum.

Geocentrum - Marvin Duca
Ho fatto un salto pure al Geocentrum, luogo dove incontrerò martedì 3 Aprile il mio relatore di tesi. Devo dire che a primo impatto mi sono un po’ spaventato, ha un’area così professionale e seria che mette quasi angoscia. Ambiente tranquillo, pulito, organizzato dove gli studenti possono studiare tranquillamente e adoperare una cucina tutta per loro. Particolarità del posto è anche la macchinetta del caffè e delle merende che funziona sia a monete che a bancomat. C'è anche la possibilità di riempirsi gratis le bottigliette d'acqua da un apposito rubinetto. 


Bar Geocentrum - Marvin Duca
Nell’entrata principale si può trovare un baretto con un bel po’ di dolci tipici svedesi, caffè, tee, e anche qualcosa per pranzare; e una stazione meteo. 

Stazione Meteo - Marvin Duca 

Non manca altro che vedere la città ora … 

TO BE CONTINUED … 

giovedì 29 marzo 2012

SVEZIA – partenza


Complesso di Lilla Sunnersta da casa mia verso sx (Marvin Duca) 

Ed eccoci finalmente arrivati! Dopo una mattinata all’insegna del primo inconveniente eccomi arrivato a Lilla Sunnersta nel mio appartamento. Eh si, stamattina dopo essermi svegliato alle 8 vado a controllare se il cel era carico dopo che l’avevo messo in carica la sera prima. Il cel non si accendeva e il cavo non lo caricava. Panico totale fin quando dopo una serie di tentativi è ripreso a caricare. Il tempo però non era tanto, mancava poco alla partenza, ma per fortuna il cellulare ha resistito fin al mio arrivo a casa. 

Il volo è stato molto piacevole e proprio li ho fatto le mie prime conoscenze. Il primo di questi è stato quello di una giovane mamma iraniana che ha vissuto in Svezia ed attualmente vive da 12 anni in Italia. Viaggiava con il suo bambino (appena nato praticamente) che affrontava il suo primo viaggio in aereo. Chiacchierando un po’ ho scoperto che in alcuni paesi della Svezia affinchè la popolazione aumenti e così anche l’economia hanno deciso di regalare case terreni a chi decidesse di trasferirsi li per lavoro. Altro fatto molto interessante e particolare è lo spostamento di un intero paese, quello di Kiruna in Lapponia, perché proprio sotto di questo hanno trovato un’enorme miniera di ferro. Tutti sono d’accordo per poter sfruttare questa risorsa molto importante.

L’altro mio incontro è stato quello della signora della reception dell’Accademihotellet, la quale mi ha consegnato le chiavi per il mio appartamento. Dopo essermi presentato mi ha consigliato di lasciare le valigie li e di andare a fare la spesa in quanto nelle vicinanze del mio appartamento non ce ne sono. Seguendo le sue indicazioni sono giunto in centro al centro commerciale ICA. Ho comprato l’esenziale per la sera e la mattina seguente spendendo  210 corone svedesi (ca. 20 euro). Con questi soldi ho  comprato:

1.       2 mozzarelle;
2.       Pizza surgelata;
3.       Latte;
4.       Biscotti;
5.       Formaggio;
6.       Salame:
7.       Carne:
8.       Pane;
9.       Bagno schiuma. 

Tornato indietro per riprendermi le valigie la signora si era dimenticata di dirmi che non aveva biglietti del bus che mi avrebbe poi consentito di raggiungere il complesso di Lilla Sunnersta. Sono quindi dovuto ritornare in centro. Devo dire che non è stato semplice trovare un posto dove vendevano i biglietti del bus. Alla fine dopo un po’ di pazienza e chiedendo anche alla gente del posto ho trovato una specie di tabacchino che ne aveva (25 SEK a biglietto, ca. 2 euro). Una signora mi ha pure detto che il biglietto lo si può comprare tramite cellulare mandando un messaggio al 72472 con scritto “UV”. Ho provato ma non ha funzionato, molto probabilmente perché ancora non ho una sim svedese (obiettivo di oggi).
Al mio rientro in hotel la signora così gentile mi ha proposto di fermarmi li a bere un caffè e mangiare dei buonissimi biscotti al cioccolato e, per scusarsi di non avermi avvertito dei biglietti, ha chiesto a suo marito di accompagnarmi in macchina fino a casa. I biscotti erano veramente buoni e il marito era molto simpatico. 

A bordo di una volvo enorme di quelle vecchie sono quindi arrivato, FINALMENTE, a destinazione. Sono partito a Milano alle 12.50 e ho aperto casa alle 19. 

Complesso di Lilla Sunnersta da casa mia difronte (Marvin Duca) 

Complesso di Lilla Sunnersta da casa mia verso destra (Marvin Duca) 

L’appartamento è carino e spazioso, dotato di pentole e coperte, tv e poltrona, pieno di prese. Il letto è comodo, la cucinetta è funzionale e il bagno spazioso. Dimenticavo, bevendo l’acqua del rubinetto sembra di berla direttamente dalla fonte, come quella di un fiume.

Come prima impressione della città e della gente locale devo dire che è veramente ottima e piena di buone speranze. La città sembra molto bella e tenuta bene.

Non posso dire altro anche perché sono appena arrivato, ma prossimamente potrò sicuramente sbilanciarmi di più. Pubblicherò pure delle foto. 

Obiettivo per ora è quello di conoscere il più gente possibile per rendere ancora più piacevole il mio soggiorno qui a Uppsala. 

Oh....intravedo i primi vicini....al prossimo articolo ... TO BE CONTINUED... 

lunedì 26 marzo 2012

Viaggio in Svezia - Preparativi


Suspance, burocrazia, concorsi, litigi, attese, cambi di piani ecco il mix di emozioni e degli avvenimenti che mi hanno accompagnato nella parte di preparazione al mio viaggio. Partito con l'obiettivo Svalbard ho dovuto piegare verso la Svezia. Ebbene si, dopo un anno e mezzo quasi di conferme sia da parte del prof italiano che di quello "svalbardiano" quest'ultimo ha deciso, per motivi che non sto a spiegarvi ora, di tirarsi indietro. 

Ecco che quindi Uppsala sarà la mia città di base da dove partirò, equipaggiato di tutto ciò che normalmente qui è consono quasi solo d'inverno, verso le Alpi  Svedesi. Il mio obiettivo infatti sarà quello di compiere qualche misurazione sulle stazioni meteo-nivologiche d'interesse che utilizzerò per svolgere la mia tesi di laurea magistrale. Le mete esatte non le conosco ancora, potrebbe essere nei dintorni di Sälen-Högfjällshotellet, nella parte meridionale del paese, in quelli di Gäddede, nella parte centrale o, meglio ancora, in quelli di Katterjåkk, nella parte più settentrionale. 

Alpi Svedesi - (http://www.smhi.se/en/Weather/Sweden-weather/Mountain-observations 26.03.2012 ore 08.10) - Ecco i nomi delle località dove potrò fare qualche misurazione; potete localizzare i comprensori guardando i punti sulla carta corrispettivi delle località elencate, partite dal basso per i comprensori più a sud e proseguite man mano verso l'alto per quelli  più a nord 

Uppsala con i suoi ca. 151.000 abitanti fa di se la quarta città svedese, sita nella regione dello Sveland a 70 km a nord di Stoccolma, capoluogo della contea di Uppsala (Uppsala län). Città particolare e molto bella che nonostante un grave incendio avvenuto attorno al 1700 conserva ancora oggi molti edifici storici tra cui la casa e il giardino di Carlo Linneo, uno dei più famosi studiosi dell'università. 

L'Università di Uppsala (www.uu.se) è la più antica di tutta la Scandinavia ed è tra le prime 100 nel Ranking delle migliori università del mondo. Sarà proprio questa ad ospitarmi e sarà proprio li dove spero di usare qualche buon laboratorio e di conoscere tanta nuova gente e tanti professori. 

Lilla Sunnesrsta - (http://www.uaf.uu.se/index.php?pageId=29  26.03.2012 ore 8.26) 

Il mio alloggio sarà lo studentato "Lilla Sunnesrsta", sito in mezzo al bosco e vicino ad un lago (lago di  Ekoln). Non è un vero e proprio studentato o per lo meno non lo è come noi lo intendiamo. Infatti esso consiste in un complesso di piccole casette rosse dai tetti a punta dove ogni studente ha un appartamento tutto per se. Certo, tutte queste case sono solo per studenti e dottorandi (http://www.uaf.uu.se/index.php?pageId=29). 

La mia tesi verterà su argomenti quali la nivologia, la geomorfologia, la climatologia (chissà qualcosa di glaciologia) con l'ausilio della piattaforma GIS e del Remote Sensing. I dettagli non li so ancora ma spero di scoprirli presto una volta arrivato in città e dopo aver incontrato il mio relatore estero. 

Partirò il 28 Marzo da Milano Linate alle 12.30 per arrivare a Stoccolma Airlanda alle 15.30 da dove prenderò il bus, dotato di connessione a internet gratis, che mi porterà a Uppsala. Una volta arrivato dovrò recarmi all'"Akademikhotellet" dove mi aspettano per ritirare le chiavi delle casa e dopo mi restano 5 km per raggiungere il complesso di Lilla Sunnersta. 

La valigia è pronta, i documenti pure, manca il bagaglio a mano, il notebook Sony Vaio S, e ancora un po' di coraggio. 

Dimenticavo la cosa più importante: il clima. Ebbene, si prevede al mio arrivo tempo piovoso e il 31 marzo e la prima settimana di Aprile si prevedono delle nevicate. Quindi si ritorna all'inverno. 


Vi terrò aggiornato sicuramente. 

venerdì 3 febbraio 2012

Nevicata 1.2.2012 - Italia

 Fonte: Marvin Duca e Lea Gropper - Donna sotto la neve 

L'inverno tanto atteso e tanto inaspettato è finalmente arrivato, proprio quando ormai l'idea della primavera era balzata in mente a molte persone e quando si pensava che l'inverno non avrebbe più bussato alla nostra porta. Ci ha preso tutti alla sprovvista,  nonostante i meteorologi l'abbiano annunciato con qualche giorno di anticipo. 

Il freddo ha colpito e sta colpendo tutt'ora tutta la penisola, oltrepassando Roma dove stamattina si son visti i primi fiocchi. Anche Napoli potrebbe essere coperta dalla dama bianca. Intanto il nord Italia, da Genova a Venezia, è ricoperto da una spessa coltre nevosa. L'Emilia Romagna è la regione dei record dove la coltre nevosa ha raggiunto i 70 cm a Forlì e Cesena e quasi 50 cm a Bologna e Modena! In collina ci aggiriamo attorno al metro (fonte: http://www.meteogiuliacci.it/ma-quanta-neve-e-caduta_sn_772.html). 

 Fonte: Marvin Duca e Lea Gropper 

Nell'affascinante cittadina di Ferrara (vedi foto dell'articolo) invece la situazione è stata meno critica nonostante una nevicata non da poco. Come quasi sempre accade, la quantità di neve caduta è inferiore a quella scesa nella vicina Bologna. Ha iniziato a nevicare il pomeriggio del 31 gennaio per poi fare una piccola pausa la sera e riprendere durante la notte. L'accumulo al mattino era di un paio di cm. In tarda mattinata la nevicata ha iniziato ad intensificarsi così come il vento. A tratti in alcune zone della città sembrava di essere in alta motagna. Accumuli da vento si sono creati nelle mura della città. La coltre nevosa in un paio d'ore è salita a 10-12 cm. Percorrendo le mura la percezione era quella di essere in pieno inverno in zone artiche. 
Nel pomeriggio la nevicata diminuì d'intensita per poi continuare debolmente fino alla notte e alla mattina seguente. L'accumulo totale è stimabile attorno ai 20 cm. 
La giornata odierna è stata caratterizzata da temperature costantemente sotto lo 0, a parte qualche minuto durante le ore più calde! La neve a terra si è ghiacciata e anche un po' sciolta grazie al timido sole che oggi pomeriggio si è affacciato tra le nuvole. 

Domani sono previste altre nevicate, dall'Emilia Romagna in giù. Prepariamoci ad assistere ancora ad una bella nevicata e ad essere prudenti. 

Fonte: Marvin Duca e Lea Gropper - Bici innevata, foto pubblicata anche su www.repubblica.it 

NON TUTTO IL NORD E' BIANCO

Suona strano, o meglio, suonerebbe strano a molti di voi, ma la zone alpine orientali come quelle altoatesine non sono state colpite così intensamente. A Trento ha nevicato solo alla fine della perturbazione accumulando ca. 3 cm mentre a Bolzano neanche 1 mm. Detta così sembrerebbe quasi una cosa assurda, ma non lo è. Spesso questo tipo di perturbazioni lambiscono le zone alpine fermandosi nelle prealpi. Le nuvole non riescono a scavalcare le alte montagne italiane e tendono a percorrere tutta la pianura. E' come se queste preferissero percorrere un autostrada senza ostacoli (pianura padana) e che la loro pigrezza di salire i pendii delle montange le facciano stare alla larga da esse. Dietro c'è una spiegazione meteorologica ben precisa, ma quest'articolo non vuole focalizzarsi su questo tipo di tematiche. 
Non stuiptevi quindi se a Bologna o Torino la gente usa gli sci di fondo per andarsi a bere una cioccolata calda mentre a Bolzano questo, almeno per ora, è solo un sogno. 

Fonte: Marvin Duca e Lea Gropper - Piazza Ariostea

  
Fonte: Marvin Duca e Lea Gropper - Mura di Ferrara
 
 
Fonte: Marvin Duca e Lea Gropper - Mura di Ferrara,  foto pubblicata anche su www.repubblica.it

martedì 24 gennaio 2012

Appunti di Sedimentologia - AMBIENTI SEDIMENTARI


Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Conoide_di_deiezione (24.01.2012, ore 11.04) 

Esistono quelli continentali, di transizione e marini. Quelli carbonatici sono trattati a parte perchè sono particolari in quanto collegati al mondo biologico.

Quelli continentali si dividono in:

  • eolico;
  • lacustre;
  • glaciale;
  • alluvionale.

Quelli di transizione:

  • deltizi;
  • sistemi costieri.

Quelli marini:

  • scarpate.

Come si costruiscono?

Bisogna capire come siano trasportati e come si accumulano ma anche il tipo di contesto ambientale che troviamo. Il concetto di facies è molto importante, per quanto sia oggettivo. Spesso però queste facies ci danno molte informazioni.
Abbiamo i processi meccanici, di trasporto, tettonici, climatici. Spesso ci si riferisce al principio dell'attualismo ovvero conoscere gli ambienti attuali in modo da poter fare delle interpretazioni del passato 

AMBIENTI ALLUVIONALI – CONOIDI E SISTEMI FLUVIALI

Le conoidi vengono distinte in 3 categorie:
  • di detrito;
  • alluvionali;
  • deltaconoidi.
DI DETRITO

Non sono importanti dal punto di vista sedimentologico in quanto non si preservano per lungo tempo. Potrebbero essere importanti in montagna. Il meccanismo di formazione è semplice: caduta di detriti, si staccano massi che poi si accumulano a valle. I depositi sono organizzati con una gradazione inversa data dalla collisione dei grani o dall'azione dispersiva. I massi più grossi sono a valle in quanto hanno più forza di rotolamento.

ALLUVIONALI

Depositi torrentizi con una superficie a forma di cono. Geometria a ventaglio, molto comune in diversi corpi sedimentari. I lobi torbiditici hanno questa forma. I depositi di crevasse pure. Il flusso ha più velocità nella parte superiore per poi diminuire e depositare sedimento nella parte bassa.
Esistono delle zone attive e zone non attive. Alla fine la geometria a cono è data da tante colate che migrano lungo la conoide.
Se faccio una sezione longitudinale potrei trovare vari intervalli legati a processi di piena e a momenti di stasi dove si deposita il sedimento fine. La gradazione dalla zona di apice alla zona del piede sarà del tipo massi grossi → apicale e fini → piedi.

Conoide:
  • apicale;
  • intermedia;
  • piede.
Esistono dei lobi attivi e non alimentati da canali alluvionali. Il profilo è concavo verso l'alto o quasi rettilineo. Questo da luogo al punto d'intersezione.

Profilo di equilibrio: punto in cui da una situazione di prevalente erosione, dove il canale è incassato all'interno della conoide stessa, diventa il punto dove abbiamo deposizione. Zona in erosione a scapito dei precedenti depositi accumulati dalla conoide stessa in cui abbiamo zona di accumulo e deposito al di fuori del nostro punto d'intersezione, legato al nostro profilo di equilibrio del nostro sistema.

Se ci sono variazioni del profili la conoide si modifica, prograda normalmente. Se c'è subsidenza potrebbe anche aggradare.

Caratteristiche:

Energia elevata, regime supercritico e questo influisce sulla capacità e competenza del trasporto. Quest'ultima è la capacità massima trasportabile e la capacità è la quantità di sedimento trasportato nella sezione per l'unità di tempo (portata solida). I depositi saranno in funzione del bacino di alimentazione, generalmente piccolo e anche da un trasporto breve. Questo influisce sulla cernita, sulla maturità composizionale e sulla granulometria. La cernita non è buona, arrotondamento poco, granulometria variabile con prevalenza di granulometria grossolana. Corpi sedimentari variabili, ultimamente si cerca di limitare il termine conoide a quei sistemi di 10 km al massimo. In precedenza alcuni autori consideravano alcune conoidi di 100 km.
Le conoidi sono influenzate dal clima, dal pendio, volume del sedimento trasportato, ecc...
In sezione distinguiamo queste conoidi dai sistemi deltizi dall'angolo più elevato (fino a 25°) con pendenze tipiche comprese tra 2 e 12°.
Bisogna guardare dove si trova il canale di alimentazione, la dimensione, il pattern idrografico che si sviluppa all'interno, angolo di scarpata, variazioni di flusso da zona a zona. Il flusso parte da zone confinate a zone libere, espanse al di fuori della valle o dei canali alluvionali. È importante ricordarsi il tipo di trasporto che mi posso trovare in questo tipo di sistemi. Quello più abbondante ed efficiente sarà il trasporto sul fondo. Questo trasporto in relazione all'angolo di scarpata influisce sulle dimensioni del nostro sedimento che viene trasportato. Più l'angolo è maggiore più vengono trasportate granulometrie maggiori. I geomorfologi considerano le conoidi in base al clima. Dal punto di vista sedimentologico non ha senso, ricostruire il clima non è facile dal prodotto finale dei nostri sedimenti e per questo si utilizza una classificazione basata sui meccanismi di trasporto e deposizione. Infatti vengono distinte 2 principali tipi di conoidi alluvionali:
  • quelle dominate da processi tipo Debris Flow → trasporto di massa;
  • quelle dominate da processi di piena, lame di piena (sheets flood) → trasporto trattivo.
Il classico deposito del primo è un paraconglomerato, no buona cernita, no organizzazione del deposito, matricesostenuta, galleggiamento, base non erosiva in quanto trasporto laminare, spessore maggiore di 50 cm.
Il deposito del tipo trattivo è di tipo ortoconglomerato, ortobrecce, trasporto carico di fondo e sospeso di sedimenti più fini, gradazione diretta, longitudinale, possibili laminazioni incrociate (dune, ripple), regime supercritico, cernita buona.

Fonti: appunti tratti dalle lezioni di Sedimentologia (Scienze Geologiche) - Università degli Studi di Ferrara


lunedì 2 gennaio 2012

Appunti di Vulcanismo e Petrogenesi - CLASSIFICAZIONE DELLE ERUZIONI

  Fonte: http://expianetadidio.blogspot.com/2010_05_01_archive.html (2.01.2012 ore 12.38)  
Una prima classificazione delle eruzioni fu quella di TSUYA (1955) che si basava sulla scala di volume dei prodotti emessi (log V depositi). Tuttavia questa classificazione non permetteva di avere un quadro completo della violenza dell'esplosione.
La classificazione più comprensiva e attualmente in uso è quella di Walker del 1973, che permette di definire un'eruzione esplosiva in funzione di due caratteristiche: la sua grandezza e la sua violenza.
La grandezza dell'eruzione è misurabile attraverso la quantità del materiale emesso; la sua violenza è un parametro già difficile da rilevare, in quanto la violenza di un esplosione è connessa sia alla velocità con cui l'energia viene dissipata, sia al modo in cui tale energia viene spesa. Una parametrizzaizione di queste variabili può essere effettuata considerando:
  • l'area di dispersione del materiale emesso (D), espressa in km2;
  • il grado di frammentazione del materiale emesso (F), espresso in percentuale di materiale fine < 1 mm.
Considerando quindi che i depositi vulcanici mostrano una costante diminuzione di spessore all'aumentare della distanza dal centro di emissione, ed è quindi possibile mappare questi depositi in funzione delle ISOPACHE (ossia linee di uguale spessore), è possibile classificare le eruzioni considerando l'area compresa entro l'isopaca 1/100 dello spessore massimo dal centro di emissione per stimare la superficie di dispersione D, e l'isopaca 1/10 per stimare il grado di frammentazione F di quell'eruzione.

Calcolare l'area di dispersione, ci può fornire un'idea dell'altezza raggiunta dalla colonna.
Calcolare il grado di frammentazione non ci permette invece di stabilire chiaramente la violenza di un'eruzione esplosiva, in quanto, per le eruzioni magmatiche la frammentazione è principalmente legata allo stiramento subito dal magma in seguito all'espansione dei gas e alla loro essoluzione, mentre per le eruzioni idro-magmatiche (in quelle cioè in cui il magma viene a contatto con 'acqua esterna) la frammentazione è relazionala allo shock termico subito dal magma.
Considerando la relazione violenza-frammentazione sicuramente nelle eruzioni idro-magmatiche la violenza esplosiva è maggiore, e perciò anche la frammentazione (difatti le troviamo nella parte alta del grafico classificativo); difatti, dato che la violenza rappresenta l'energia rilasciata e tale energia è direttamente proporzionale alla massa di volatili liberati o generati, dato che il contatto magma-acqua è in grado di vaporizzare una quantità d'acqua senz'altro maggiore di quella rilasciata dal fenomeno di essoluzione (è tanto maggiore quanto più grande è la superficie di contatto), ne consegue che la violenza esplosiva sarà notevole e ciò permetterà di frammentare il materiale sia solido che liquido.
Nelle esplosioni idro-magmatiche l'acqua in fase volatile non ha una T molto elevata (può raggiungere i 200-300 °C) perchè il materiale emesso non viene trasportato a grandi altezze. Ne consegue che, confrontando i depositi generati da esplosioni magmatiche o idro.magmatiche, a parità di grado di frammentazione avremo una dispersione minore nel caso delle esplosioni idro-magmatihe (sopratutto nelle eruzioni sottomarine).

Fonte: http://www.geowelt.com/servizi_rischio%20vulcanico.html (2.01.2012 ore 12.37) - Classificazione di Walker

Tra le eruzioni idro-magmatiche distinguiamo:
  • ERUZIONE SURTESEYANA → prende il nome dall'isola islandese di SURTSEY, venuta alla luce negli anno '60 in seguito ad un'eruzione di questo tipo. È un'eruzione sottomarina che si genera quando il magma eruttato dalla bocca entra in contatto con acqua fredda del mare di un logo; si ha in tal caso un elevato numero di esplosioni continue con formazione di nuvole piroclastiche che assumono una forma particolare detta cipressoide o coda di gallo.
    Nonostante l'alto potere di frammentazione di questo tipo di eruzione, tipico delle eruzioni idro-magmatiche, le eruzioni surtseyane si caratterizzano anche per una bassa dispersione dei prodotti eruttivi.
    Il motivo per cui un'eruzione surtseyana, nonostante l'alta frammentazione del magma, ha una bassa dispersione dei materiali emessi sta nel fatto che in questo tipo di eruzioni mancano 2 delle 3 fascie che costituiscono una colonna eruttiva, ossia mancano la fase convettiva e la fase di espansione laterale all'interno dell'atmosfera. Non manca invece la prima fascia di una colonna eruttiva ossia la fascia jet (dove il materiale viene espulso a pressione dalla bocca eruttiva), che genera le tipiche esplosioni a “coda di gallo” dell'eruzione surtseyana.
    Il motivo per cui in questo tipo di eruzione sottomarina non si genera la fase successiva a quella di jet, ossia la fase convettiva (e conseguentemente non si genera la terza fase, quella di espansione laterale nell'atmosfera) è da trovarsi nelle formula del numero di Rayleigh che spiega la formazione dei moti convettivi. Dato che nell'acqua la diffusità termica (k) è maggiore che nell'aria e che quindi le alte temperature si disperdono più velocemente nell'acqua che nell'aria, ciò determina una forte diminuzione della differenza di temperatura (DELTA T) tra il magma eruttato, raffreddatosi con l'acqua, e l'aria. Questa DELTA T minore impedisce lo generarsi della fase di convezione e di quindi quei moti turbolenti che ascendono il materiale emesso fino all'atmosfera, impedendo quindi la classica espansione laterale “a fungo” delle eruzioni e relativa dispersione a lunghe distanze dei prodotti emessi (→ bassa dispersione per le eruzioni surtseyane);
  • ERUZIONE FREATO-PLINIANA → è il secondo tipo d eruzione idro-magmatica conosciuta, ossia eruzioni caratterizzate da un contatto diretto tra magma e acqua esterna (non invenile, ossia interna al magma). 


    Altri tipi di  eruzioni secondo Walker sono: 
  • ERUZIONE HAWAIANA → sono le eruzioni con più bassa dispersione e frammentazione dei materiali emessi. Sono eruzioni tipiche dei vulcani delle isole Hawaii. Sono caratterizzate da magmi basici fluidi e consistono nella emissione tranquilla di colate fluide ad alte temperature (1100 °C/1200 °C) con un contenuto molto basso di volatili e l'emissione di fontane di lava (getti di materiale incandescente). Lo scorrimento della lava fuori dalla bocca (o bocche) è legato alla gravità, alla viscosità del flusso, alla pendenza del terreno e alla topografia. I vulcani che si formano in seguito all'attività hawaiiana hanno forma conica molto appiattita e vengono detti “vulcani a scudo”;
  • ERUZIONE STROMBOLIANA → sono tipiche delle isole di Stromboli (isole Eoilie). Nonostante il magma generalmente basico, sono caratterizzate da una viscosità maggiore rispetto alle Hawaiiane, che rende più difficile la fuga di volatili. Ciò provoca piccole esplosioni ritmiche, più o meno regolari, con lancio di brandelli semi solidi di lava nera e rossa (dette scorie di lancio) e vetri (la colonna eruttiva in genere non raggiunge più di 300 m di altezza). Quando l'attività è particolarmente intensa, il cratere si può brecciare e piccole colate laviche fuoriescono scorrendo lungo i pendii del cono (le famose “sciarre di fuoco” di Stromboli).
    Chimicamente la viscosità tra attività hawaiiana e attività stromboliana risulta comparabile; ciò che regola la “maggiore esplosività” della seconda attività è il flusso magmatico: infatti nell'attività stromboliana il rifornimento magmatico è più scarso e meno costante nel tempo rispetto all'attività hawaiiana, facendo si che la dispersione di calore lungo il condotto sia maggiore ed il magma tenderà a divenire più viscoso. Nell'attività hawaiiana invece il continuo rifornimento magmatico fa si che il magma non ha modo di raffreddarsi e pertanto rimarrà fluido;
  • ERUZIONE PLINIANA → sono le eruzioni più esplosive tra quelle dove nn c'è interazione magma-acqua esterna. Sono generate da un magma viscoso acido ricco in gas dove il magma impedisce la fuoriuscita delle bolle gassose; queste si concentreranno verso la sommità della colonna magmatica esercitando una pressione sempre crescente fin quando la resistenza del magma stesso non verrà superata. L'esplosione che ne deriva è particolarmente violenta, in seguito alla rapida accelerazione del gas e la frammentazione violente del magma. Si genera una colonna eruttiva formata da pomici (in quanto il materiale emesso sarà fortemente vescicolato), ceneri e blocchi, che può superare anche i 40 Km di altezza. Dopo una caduta balistica di tali prodotti, possono originarsi depositi di colate a ceneri e pomici (flussi piroclastici) che vanno a coprire i depositi di pomici e ceneri precedenti. Durante l'esplosione viene estratta una tale quantità di magma dalla camera sottostante che la cima del vulcano può collassare e produrre una caldera.
    Ceneri e frammenti fini sono quelli che vengono dispersi su di un'area molto vasta, dato che raggiungono le quote più elevate e vengono dispersi dai venti, specialmente durante lo stadio iniziale dell'eruzione. Queste eruzioni prendono il nome da Plinio il Giovane che discusse dettagliatamente l'eruzione del Vesuvio del 79 D.C. 
Tra i casi citati non è stato affrontato quello in cui il contatto acqua esterna – magma avviene all'interno della stessa camera magmatica, ma non per essoluzione di acqua dal magma, ma per un ingresso di acqua marina dentro la camera.
L'ingresso di acqua fredda dentro una camera magmatica comporterebbe una rapida evaporazione del fluido 

Fonte: appunti del dott. Gilberto Cerasuolo 

giovedì 29 dicembre 2011

Appunti di Vulcanismo e Petrogenesi - COMPLESSI STRATIFORMI


Fonte: http://datameteo.blogspot.com/p/castelverde-didattica.html (29.12.2011 ore 16.20)

Analizziamo ora i complessi stratiformi, e quindi come si generano i layering all'interno di una “camera magmatica basica” ossia dove un magma primario (femico, quindi basico) va perdendo le sostanze basiche e si trasforma in magma sialico (quindi più acido). Ovviamente il procedimento inverso non può avvenire.

Un classico layer “modale” è così costituito:

Plg → ANORTOSITE → è la composizione mineralogica che mi identifica plagioclasio al 100%
Ol + Plg → TROCTOLITE → è un insieme di Ol + Plg (=Gabbro)
Ol → DUNITE → è la composizione mineralogica he mi identifica olivina al 100%

Tuttavia all'interno di uno stesso layer non si assisterà mai ad una situazione del genere, in quanto ad ogni singolo layer si assisterà ad un cambio della composizione modale, legato alla differenziazione magmatica.
Nel caso reale quindi non parliamo di layering modale, bensì di layering composizionale (o criptico). Con questo tipo di layering si assiste ad un controllo stratigrafico sulla composizione dei minerali. Infatti la sovrapposizione dei diversi layer (quelli più vecchi in basso, e salendo quelli più recenti) rispecchierà un trend differenziativo composizionale a dente di sega. Ossia, ad ogni layer, salendo sempre più, assisterò non solo ad una diminuzione dello spessore relativo dei vari layer, ma anche ad una diminuzione della percentuale relativa dei minerali che costituiscono il layer.
Ad esempio, l'Olivina passerà da essere più ricca in Mg (quindi Forsterite), a via via perdere Mg e caricarsi in Fe (diventando Olivina Fayalitica). La serie dell'olivina passa dalla Forsterite (fonde a T più alte, estremo Magensifero) alla Fayalite (estremo ferrifero). Quindi il layering composizionale a dente di sega, al singolo layer, rimane sempre lo stesso.
Ciò che varia è la composizione del layer in funzione della pressione e della sequenza di cristallizzazione del magma originario. All'interno di un singolo layer, la legge di Stokes, è smepre rispettata: la legge di Stokes esprime la velocità con cui sedimenta, attraverso una caduta gravitativa, un corpo all'interno di un fluido a regime laminare (cioè Numero di Reynolds < 1) e si esprime come

v = 2 r2 g (ᶘc – ᶘg) / g ɧ dove

r = raggio del corpo in caduta
g = accelerazione di gravità
ᶘc = densità corpo
ᶘg = densità fluido
ɧ = viscosità del fluido

Ma a grande scala, cioè tra un layer e un altro, la legge di Stokes non è rispettata perchè troveremo Olivina sopra Plagioclasio.

All'interno di una camera magmatica, la cristallizzazione inizia sempre in alto e sulle pareti, perchè sono i punti più freddi di una camera magmatica, e quindi dove il minerale può attecchire e cristallizzare. Tuttavia la cristallizzazione sulla sommità della camera, comporta che il layer cristallino sia soggetto alla gravità. Difatti ad un certo punto tenderà a cadere e ad accumularsi sul fondo (sempre se T e P sul fondo sono tali che non rifonda). Così inizia il layering criptico.
Affinchè però si sviluppi il layering composizionale e l'andamento a dente di sega del layering, è necessario però che alla caduta gravitativa del layer intervenga poi un moto convettivo che porti nuovo liquido in sommità subentrando al layer precedente e continuando la cristallizzazione. Ciò che controlla l'attivazione di un moto convettivo all'interno di una camera magmatica è il NUMERO DI RAYLRIGH. Se questo avrà valore superiore a 1700, si attiverà un sistema convettivo. Osservando la formula del numero di Rayleigh, si può notare che i moti convettivi all'interno di una camera magmatica sono funzione soprattutto dello spessore della camera magmatica (è il parametro più importante, dato che è alla quarta potenza, L4) e la viscosità (che essendo al denominatore ci dice che i moti convettivi sono inversalmente proporzionali alla viscosità del magma).
In un grafico che prende in considerazione questi 2 valori, possiamo vedere che già in una camera magmatica di spessore di 100 m e M = 105, si creano dei moti convettivi.
Se il moto convettivo è regolato dal numero di Rayleigh, sia il moto convettivo che la caduta gravitativa sono regolati nel loro flusso dal numero di Reynolds. È necessario infatti che il numero di Reynolds sia inferiore a 1, e quindi che il moto avvenga per flusso laminare, e non flusso turbolento, perchè altrimenti non si rispetterebbe il layering composizionale in blocco.
Il flusso laminare del moto convettivo permette di far scendere il blocco layer piano piano dal tetto al letto mediante plume, e scenderebbe orizzontale senza girarsi. Anche nel caso del numero di Reynolds entrano in gioco la viscosità e il diametro della camera magmatica.
In caso di camere magmatiche piccole, dove non si attiva la convezione, la cristallizzazione non è dinamica, bensì statica, ed è definita come cristallizzazione in situ.
Questo tipo di cristallizzazione passa attraverso il meccanismo del DOPPIO-DIFFUSO. È chiamato così perchè si sviluppa attraverso il gioco di due fenomeni:
  • la diffusione molecolare chimica (ossia una diffusione di materia), che provoca l'arricchimento di un minerale in una delle direzioni del cristallo;
  • una diffusione di temperatura, o meglio una dissipazione termica, funzionale ad un “calore latente di cristalliazzazione” (da liquido a solido).
Il cristallo si genera pertanto in 3 fasi:
  1. una inclinazione (cioè la stabilizzazione del nucleo del cristallo ad opera del blocco di altre celle);
  2. un'azione combinata di crescita sia per reazioni di interfaccia, che per diffusione chimica (che permette la crescita del cristallo);
  3. una crescita controllata dalla disposizione di calore.
Quindi la diffusione chimica (o molecolare) è il principale strumento di formazione e accrescimento dei cristalli, insieme alla temperatura, da cui è fortemente dipendente. Infatti la diffusione chimica garantisce sempre il rifornimento di materia al cristallo che deve crescere concentrando il minerale nel cristallo, sottraendolo dal magma circostante.

La diffusione chimica si sviluppa tramite 3 cause di spostamento di materia nel reticolo:
  • riempimento di lacune (gli atomi sono tutti uguali);
  • tra gli interstizi cristallini, il passaggio di atomi più piccoli;
  • sostituzione di atomi molto simili nel reticolo cristallino.
A parità di T, la specie chimica che si diffonde più rapidamente è il sodio, perchè è lo ione più piccolo e ha la carica più bassa.
Ogni singola specie atomica ha una sua diffusione diversa: tanto più è piccolo il catione, tanto più si muoverà facilmente negli interstizi; tanto più è debole la carica, tanto più sono deboli i legami che lo legano. Infatti la mobilità di un atomo dipende da: carica e raggio ionico. 

Fonte: appunti del dott. Gilberto Cerasuolo